La storia
Tratta da fatti realmente accaduti
Siamo partiti con pani giganti semintegrali, tanti sogni e voglia di cambiare il mondo una pagnotta alla volta.
Ogni giorno lavoriamo per fare la nostra parte, stiamo ancora imparando — siamo eterni apprendisti.
Oggi
Siamo più di 80 persone. 7 forni a Bologna, 2 laboratori, una cioccolateria bean-to-bar, una roastery.
Più di 1200 socie e soci. 78 ettari di terra in Abruzzo che conosciamo per nome. Parte di Breaders, il primo gruppo italiano di bakery indipendenti.
2013 – Mollo tutto
Era il 2013. Pasquale stava per iscriversi a un dottorato in Geografia a Bologna. Davide girovagava per il mondo come grafico e videomaker freelance. Entrambi, per strade diverse, sentirono la stessa cosa: era il momento di rompere uno schema.
Il pane non entra per caso in questa storia. Pasquale — abruzzese approdato a Bologna per amore e per studio — soffriva d’astinenza da arrosticini e pane di casa. Non potendo praticare l’allevamento di pecore indoor, aveva cominciato a panificare, diventando uno dei fornai domestici più gettonati del circondario. Davide, bolognese immerso nei pixel da anni, cercava un contatto con la realtà — aveva cominciato uno stage dal fornaio di quartiere e voleva aprire una pizzeria a Ibiza.
Quell’estate entrambi inciamparono nella stessa notizia: un corso per Mastri Panificatori all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la scuola di Slow Food che ha voluto tanto Carlo Petrini. Si iscrissero. E così tutto ha inizio.
2014 – Rubare il mestiere
Usciti da Pollenzo, Pasquale e Davide andarono a rubare il mestiere. Da Davide Longoni a Milano, da Gabriele Bonci a Roma — i migliori del settore, quelli che stavano già cambiando il modo di fare il pane in Italia. Ma non solo loro: in quegli anni girarono laboratori, conobbero fornai, strinsero legami con quelli che sarebbero diventati i loro futuri colleghi.
Quello che trovarono non era solo tecnica. Era una mentalità: niente segreti di laboratorio, niente concorrenza chiusa. Una generosità rara in un mestiere che per decenni aveva funzionato al contrario. Quelle relazioni non finirono con lo stage — diventarono il primo nucleo di un progetto collettivo, ancora prima che Forno Brisa esistesse.
Brisa nasce già con una rete intorno. Non da soli.
2015 – L’apertura
Il 6 dicembre 2015 la serranda pittata da Rusty di via Galliera 34D si sollevò per la prima volta. Dentro: pane, pizza in teglia alla romana e pasticceria da forno, tutto prodotto nel laboratorio interno.
I primi clienti entrarono aspettandosi i classici panini bianchi a pasta dura — e si trovarono davanti le pagnotte semintegrali da 2kg. Bologna però non è una città qualsiasi: ha una cultura gastronomica profonda, una comunità attenta al cibo e al suo lato valoriale, e una domanda silenziosa di pane a lievitazione naturale e agricolo che stava maturando. Brisa è arrivata quando era il momento.
Da quel giorno l’offerta è cresciuta: prima la caffetteria, poi i vini e infine la cucina. Sempre con lo stesso principio: somiglianza anzitutto etica.
2017-19 — Bologna risponde
La città rispose alla grande, e Galliera non bastava — aprimmo Castiglione prima, San Felice poi. Avevamo sempre più progetti che soldi, e nel 2019 facemmo qualcosa che non aveva precedenti: un panificio si presentò su una piattaforma di equity crowdfunding per continuare a sognare.
La campagna divenne un caso: numeri record, tantissima fiducia e un nuovo modo di fare impresa artigiana.
2020-2022 — Covid e progetti
Arrivò il Covid e l’Italia si fermò. Noi ci buttammo sulla formazione e sull’organizzazione interna, ma soprattutto sui progetti che avevamo in cantiere.
Spostammo il laboratorio in Bolognina — in via Galliera avevamo fatto miracoli per anni, ma non ci stavamo più — proprio lì installammo la tostatrice e così nacque Brisa Coffee Roasters. Poi pubblicammo insieme a Cook_Inc il nostro primo libro, Ricette Rubate — ormai introvabile.
2022-2025 — Breaders e filiera
Nasce Breaders — il primo gruppo italiano di bakery indipendenti. Forno Brisa, Davide Longoni, Mamm, Pandefrà, Mercato del Pane: cinque realtà diverse che hanno scelto di correre insieme senza perdere la propria identità. Non un franchising. Una rete.
Torniamo su Mamacrowd con una seconda campagna record — non raccogliamo solo capitale, raccogliamo persone, fiducia, appartenenza.
In Abruzzo, a Nocciano e dintorni, allarghiamo i campi coltivati. In Bolognina si allarga il laboratorio — e cominciamo a produrre cioccolato bean-to-bar direttamente dalle fave di cacao.
2025-2026 — Stadio e terzo round
Alla fine del 2025 abbiamo aperto il settimo forno, ridando vita agli spazi dello storico Bar Stadio. È diverso dagli altri: c’è il mulino, con cui maciniamo i cereali e produciamo farina fresca ogni giorno. E c’è la cucina a vista — un team dedicato, piatti caldi, una novità vera nella nostra offerta.
Sempre a fine 2025, come gruppo Breaders, abbiamo lanciato il terzo crowdfunding — per continuare a crescere insieme, fare progetti valoriali e accogliere nuove imprese che condividono la nostra visione.
E il bello deve ancora arrivare..